Come cambia la correzione del codice CUP
Con il provvedimento 563301/2025, l’Agenzia delle Entrate ha attivato una procedura digitale per correggere il codice CUP una volta che la fattura è stata trasmessa al Sistema di Interscambio.
Il servizio, operativo dal 27 gennaio 2026, permette di inserire o modificare a posteriori questa informazione all’interno dei documenti fiscali collegati ai contributi pubblici. In questo modo si offre una soluzione rapida per rimediare a quelle sviste materiali che finora bloccavano l’approvazione delle pratiche per l’agevolazione.
L’adempimento può essere gestito direttamente dal cessionario, dal committente o da un intermediario provvisto di apposita delega. Questi soggetti hanno la facoltà di associare la stringa corretta al documento fiscale.
Il ruolo del tracciamento pubblico: la disciplina dei flussi finanziari
Il CUP – Codice Unico Progetto – rappresenta lo strumento cardine per il monitoraggio degli investimenti pubblici. La sua indicazione nella fattura elettronica è prevista dall’art. 5, comma 6, del D.L.13/2023.
Questa stringa alfanumerica, composta da 15 caratteri, serve allo Stato per seguire l’intero ciclo di vita di un investimento pubblico, garantendo la trasparenza e la prevenzione di infiltrazioni illecite nella gestione delle risorse collettive.
Dal 1° giugno 2023, l’inserimento del codice CUP è obbligatorio in tutti i documenti di acquisto di beni e servizi oggetto di incentivi pubblici alle attività produttive, erogati da pubbliche amministrazioni, anche per il tramite di altri soggetti pubblici o privati, o in qualsiasi modo a essi riconducibili.
L’obbligo sussiste indipendentemente dalla natura o dal titolo del contributo, al fine di garantire la totale tracciabilità dei flussi finanziari all’interno del sistema CUP ministeriale.
Il codice risulta direttamente nell’atto ufficiale di concessione del beneficio. In alternativa, viene formalmente comunicato al richiedente nel momento esatto dell’assegnazione del finanziamento o all’atto della presentazione dell’istanza iniziale.
Quando viene predisposta una fattura elettronica, il fornitore ha l’onere di riportare la stringa alfanumerica nel campo denominato «CodiceCup», individuabile all’interno dei blocchi informativi del file XML relativi a: ordine di acquisto (blocco 2.1.2), contratto (2.1.3), convenzione (2.1.4), ricezione (2.1.5) o fatture collegate (2.1.6).
La corretta compilazione di questi campi specifici permette ai sistemi informatici dell’amministrazione finanziaria di agganciare automaticamente la fattura alla relativa pratica di finanziamento, automatizzando i controlli di conformità.
Le vecchie procedure di correzione tra note di credito e timbri digitali
Nella prassi operativa di studi professionali e imprese, accade spesso che il codice venga omesso o riportato in modo errato in fattura.
Queste disattenzioni formali si traducono in ostacoli durante le successive attività di controllo e rendicontazione da parte degli organi ispettivi, poiché un errore nel campo CUP determina l’inammissibilità del documento ai fini dell’agevolazione.
Prima del 27 gennaio 2026, per sanare la situazione era necessario procedere all’emissione di una nota di credito a storno totale della fattura errata e alla contestuale emissione di un nuovo documento corretto.
In alternativa alla procedura di storno, il destinatario poteva regolarizzare autonomamente l’acquisto basandosi sulle indicazioni della Risoluzione n. 52/E del 2010 dell’Agenzia delle Entrate, che consentiva l’apposizione di un timbro digitale sul file informatico originario.
Il sigillo elettronico, prodotto tramite appositi applicativi e unito al documento di spesa, serviva a dimostrare la conformità dei dati inseriti, mantenendo un legame chiaro e verificabile tra il file di partenza e la successiva rettifica.
Come funziona il servizio di rettifica telematica sul portale dell’Agenzia
Il provvedimento n.563301/2025 ha ridefinito le opzioni a disposizione dei titolari di agevolazioni, che ora possono modificare il codice direttamente online.
La procedura si esegue accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi”, all’interno della sezione dedicata alla consultazione dei file telematici e degli altri dati IVA.
Questa scelta mira a incanalare le rettifiche in un ambiente tecnologico ben noto a imprese e professionisti, evitando la dispersione delle comunicazioni in canali esterni.
Per individuare con precisione il file su cui intervenire, l’applicazione richiede la compilazione obbligatoria del campo “identificativo Sdi”. La modifica viene avviata attivando il comando “Integrazione CUP” presente nel menù “Comunicazioni”.
Il sistema telematico accetta variazioni esclusivamente per le fatture elettroniche che recano una data di operazione successiva al 31 maggio 2023.
La correzione del Codice Unico di Progetto può essere effettuata su tutti i documenti non rifiutati dallo SdI, compresi quelli in cui il codice era già stato indicato dal fornitore.
Il portale offre una discreta flessibilità operativa: è possibile abbinare la sequenza all’intero documento fiscale oppure a una singola linea di dettaglio delle merci o dei servizi.
Inoltre, è prevista la facoltà di associare più codici nella stessa fattura, assecondando le strutture di agevolazioni articolate o la concomitanza di diversi progetti finanziati.
Qualora l’operatore commetta uno sbaglio durante la digitazione a schermo, i dati inseriti possono essere eliminati in un secondo momento.
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