Identità digitali, SCA e pagamenti: come PSD3 e PSR rivoluzionano l’UE

Con PSD3 e PSR cambiano le regole dei pagamenti europei attraverso nuove misure di tutela contro le frodi, obblighi di verifica più stringenti e un ruolo sempre più centrale delle identità digitali nella protezione delle transazioni

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Identità digitali, SCA e pagamenti: come PSD3 e PSR rivoluzionano l’UE

Pagamenti europei più sicuri: il ruolo delle identità digitali

Il settore dei servizi finanziari europei si prepara a una svolta decisiva con il debutto del nuovo pacchetto normativo sui pagamenti.

Al centro di questo cambiamento legale e tecnologico c’è il rafforzamento delle identità digitali, pilastro fondamentale per garantire transazioni e operazioni bancarie protette da minacce sempre più sofisticate.

Le regole delineate da PSD3 e PSR offrono una maggiore tutela agli utenti, ampliando in diverse circostanze le responsabilità dei prestatori di servizi di pagamento e rafforzando gli obblighi di rimborso.

Dalla PSD1 alla PSD3: l’evoluzione della normativa europea

Il percorso di modernizzazione del settore è iniziato nel 2007 con la PSD1, la direttiva nata con lo scopo di integrare e uniformare i servizi finanziari all’interno dell’Unione Europea.

La sua adozione ha aperto la strada a strumenti come la SEPA (Single Euro Payments Area), trasformando radicalmente i pagamenti in euro e aumentandone l’efficienza.

Successivamente, la PSD2 ha liberalizzato il mercato bancario alle terze parti, introducendo la Strong Customer Authentication (SCA) per rendere le transazioni online più sicure, legandole alla verifica delle identità digitali.

Da quel momento, il trasferimento del denaro è cambiato rapidamente. Ai canali tradizionali basati sulle carte si sono affiancati i wallet digitali e i pagamenti mobile, mentre i sistemi biometrici hanno assunto un ruolo centrale nell’autorizzazione delle operazioni.

PSD3 e PSR: la risposta alle nuove sfide del mercato europeo

Il successo dei pagamenti digitali ha portato con sé nuove sfide che le regole introdotte con la PSD2 non erano in grado di affrontare. Negli ultimi anni l’architettura delle frodi è diventata sempre più sofisticata, mentre l’evoluzione tecnologica dei servizi finanziari ha messo in luce alcuni limiti dell’attuale impianto normativo.

Se da un lato sistemi come PIN e OTP hanno reso più complesso l’uso illecito delle carte fisiche, dall’altro hanno spinto i criminali a sviluppare tecniche sempre più sofisticate di manipolazione psicologica. Il phishing mirato, il social engineering e i deepfake consentono oggi di aggirare le misure di sicurezza tradizionali inducendo direttamente gli utenti ad autorizzare operazioni fraudolente.

La diffusione dei bonifici istantanei ha ulteriormente aumentato la necessità di rafforzare i meccanismi di prevenzione. Poiché queste operazioni vengono eseguite in tempo reale e sono difficilmente revocabili, la capacità di individuare e bloccare una frode prima dell’esecuzione del pagamento è diventata un elemento cruciale per la tutela degli utenti.

Allo stesso tempo, l’espansione dell’Open Banking ha evidenziato alcune criticità operative. I canali di comunicazione usati per lo scambio di dati tra banche e fornitori terzi non hanno sempre garantito livelli adeguati di affidabilità, prestazioni e accessibilità, rallentando lo sviluppo di servizi innovativi e creando inefficienze nel mercato.

È in risposta a queste esigenze che l’Unione Europea ha sviluppato il nuovo pacchetto normativo composto da PSD3 e PSR (Regolamento sui servizi di pagamento), con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza, migliorare l’efficienza operativa e uniformare le regole dei pagamenti digitali in tutto il mercato europeo.

I pilastri della riforma: cosa cambia a livello operativo

L’intera operatività finanziaria e la sicurezza dei flussi digitali vengono ridefinite da una duplice architettura legale.

Da un lato, il PSR interviene direttamente sulla conformità tecnica e sull’esecuzione di ogni singola transazione; dall’altro, la terza direttiva sui servizi di pagamento ridisegna i requisiti societari e di vigilanza per gli operatori del settore.

I cambiamenti più profondi si concentrano su tre macro-aree: l’estensione dei protocolli di verifica, la redistribuzione delle responsabilità legali e l’evoluzione tecnologica dei canali di comunicazione.

L’evoluzione della SCA e l’ingresso delle credenziali europee

L’autenticazione forte del cliente amplia il suo raggio d’azione e viene estesa a un numero maggiore di operazioni considerate sensibili o ad alto rischio, come l’accesso ai conti, la configurazione dei mandati o il recupero delle credenziali dell’utente.

Dal punto di vista tecnologico, la riforma apre la strada a un’evoluzione dei modelli di autenticazione e a una maggiore integrazione con gli strumenti europei di identità digitale.

Il nuovo quadro normativo, infatti, richiede approcci basati sull’analisi del rischio, lasciando però spazio all’esperienza utente. In questo contesto, tecnologie come la biometria comportamentale – che si fonda sullo studio dei pattern di digitazione o delle modalità d’uso del dispositivo – diventano opzioni concrete per affiancare i tradizionali sistemi biometrici, rendendo le verifiche più continue e meno invasive.

Al tempo stesso, la riforma si allinea agli standard introdotti da eIDAS 2.0, riconoscendo le firme elettroniche qualificate e le credenziali del futuro EUDI Wallet come strumenti validi nell’ambito dell’autenticazione forte.

Il nuovo regime delle responsabilità e il contrasto allo spoofing

La riforma amplia le ipotesi in cui i prestatori di servizi di pagamento (PSP) possono essere chiamati a rimborsare il cliente. Gli istituti diventano responsabili dei fallimenti dei protocolli di sicurezza anche quando delegano la gestione della SCA a soggetti terzi.

La tutela si fa stringente in due scenari specifici:

  • Verification of Payee (VoP): il controllo preventivo tra il nome del destinatario e l’IBAN, già introdotta dalla normativa europea sui bonifici istantanei, viene integrata nel più ampio quadro di prevenzione delle frodi. Se il fornitore non segnala un’anomalia prima dell’invio dei fondi, dovrà farsi carico del danno;
  • spoofing: in caso di truffe basate sull’impersonificazione dell’istituto finanziario (ad esempio, un criminale che si finge un operatore della banca per farsi inviare denaro), l’onere del danno si sposta sul fornitore, ampliando le possibilità di rimborso per l’utente ingannato, salvo i casi di dolo o colpa grave del cliente.

In entrambi i casi, il legislatore europeo sposta il baricentro della tutela sul cliente, rendendo i prestatori di servizi di pagamento i primi garanti della sicurezza delle transazioni.

Open Banking standardizzato e flussi informativi condivisi

Sul piano dell’interoperabilità, la normativa mira a ridurre le inefficienze e i problemi operativi che hanno rallentato lo sviluppo dell’Open Banking. Gli istituti bancari hanno l’obbligo di fornire interfacce API standardizzate con prestazioni pari a quelle dei canali interni, eliminando qualsiasi barriera o ostacolo tecnico discriminatorio.

Infine, per anticipare le minacce senza rallentare le transazioni legittime, i fornitori acquisiscono la facoltà di scambiarsi rapidamente le segnalazioni relative alle frodi rilevate sul network.

Identità digitale, pagamenti e antiriciclaggio: la convergenza normativa europea

A dimostrazione di come il tema dei pagamenti sia ormai indissolubile da quello dell’identità digitale, la nuova riforma si inserisce in un processo più ampio: un percorso in cui tre grandi filoni normativi europei – PSD3/PSReIDAS 2.0 e il Regolamento antiriciclaggio (AMLR) – stanno convergendo verso un obiettivo comune: costruire un ecosistema digitale in cui l’identità dell’utente sia verificata in modo certo, univoco e riconosciuto in tutta l’Unione europea.

Il nesso tra pagamenti e identità digitale diventa sempre più stretto perché ogni transazione sicura presuppone un’identità affidabile alle spalle. L’autenticazione forte del cliente è il meccanismo con cui il sistema verifica, in tempo reale, che chi dispone un pagamento sia effettivamente il soggetto autorizzato a farlo.

Più questo meccanismo si consolida – attraverso la biometria, le credenziali certificate e i wallet digitali – più la verifica dell’identità smette di essere un adempimento preliminare e diventa un elemento strutturale della catena del valore dei pagamenti.

Su questo terreno si innesta eIDAS 2.0, il regolamento che istituisce il nuovo quadro europeo dell’identità digitale e disciplina l’EUDI wallet, il portafoglio elettronico dell’Unione europea.

Parallelamente, il PSR ne riconosce il ruolo nel comparto finanziario, prevedendo che entro dicembre 2027 i prestatori di servizi di pagamento siano in grado di accettarlo come strumento valido nell’ambito dell’autenticazione forte del cliente.

L’obiettivo è favorire una maggiore interoperabilità tra i sistemi di identificazione e autenticazione usati nei diversi Stati Membri, riducendo la frammentazione che caratterizza l’attuale panorama europeo.

La concreta realizzazione di questo scenario dipenderà tuttavia anche dall’adozione degli standard tecnici, dei meccanismi di certificazione e delle regole operative utili a garantire il riconoscimento reciproco delle credenziali digitali a livello transfrontaliero.

Allo stesso tempo, la futura entrata in vigore dell’AMLR prevederà un rafforzamento dei processi di identificazione e verifica della clientela. Per istituti di credito e prestatori di servizi di pagamento ciò significherà dover evolvere verso modelli di accertamento dell’identità sempre più affidabili, aggiornabili nel tempo e integrati con gli altri strumenti di gestione del rischio e della conformità.

Il risultato complessivo di questa convergenza è chiaro: sicurezza, identità e conformità non sono più capitoli separati, ma pilastri di un’unica strategia che il settore finanziario deve governare in modo sinergico.

Questa transizione ha un’implicazione pratica immediata: muoversi in anticipo per costruire un’infrastruttura comune permetterà di beneficiare di una maggiore continuità operativa e di un percorso di adeguamento graduale.

Quando le disposizioni normative diventeranno cogenti, le realtà già strutturate saranno pronte, mentre chi ha temporeggiato si troverà a dover intervenire su più fronti contemporaneamente, affrontando costi e rischi operativi più elevati.


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