Le identità digitali come elemento chiave della Digital Trust
Le identità digitali stanno attraversando una trasformazione profonda, che non riguarda solo la tecnologia, ma il modo stesso in cui si costruisce la fiducia nei sistemi digitali.
Per lungo tempo l’identità è stata ricondotta a un concetto essenziale: un insieme di credenziali di accesso, ossia username, password, PIN. Un modello progettato per verificare chi accede a un sistema, in un contesto in cui le interazioni erano limitate e prevalentemente umane.
Oggi questo schema non è più sufficiente. L’identità digitale si sta evolvendo in un sistema strutturato di attributi verificabili, credenziali certificate e autorizzazioni delegabili.
L’identità digitale non riguarda più soltanto l’attestazione di un’identità, ma la possibilità di rappresentare in modo verificabile ciò che un soggetto è autorizzato a fare, in quali condizioni e con quali responsabilità.
Questa trasformazione è guidata da due dinamiche convergenti. Da un lato, l’evoluzione normativa europea – con la revisione del regolamento eIDAS (Regolamento (UE) 2024/1183, noto come eIDAS 2.0) – introduce un modello armonizzato di identità digitale basato sull’European Digital Identity Wallet, imponendo standard più elevati di interoperabilità, sicurezza e controllo dei dati.
Dall’altro, l’adozione crescente dell’Intelligenza Artificiale nei processi aziendali sta cambiando la natura stessa delle interazioni digitali. Sempre più spesso, infatti, non sono le persone a eseguire direttamente le azioni, ma sistemi software che operano per loro conto.
AI Agentica e il nuovo paradigma della fiducia digitale
È in questo contesto che emerge l’AI agentica.
A differenza dei modelli tradizionali, che si limitano a rispondere a input specifici, gli agenti AI introducono un livello di autonomia che le organizzazioni stanno solo iniziando a comprendere pienamente. Non si limitano a supportare i processi: li eseguono, li orchestrano, li portano a termine.
Questo sposta il problema della fiducia su un piano completamente nuovo.
Quando un agente è in grado di interagire con sistemi esterni, accedere a servizi, prendere decisioni e avviare transazioni, la domanda non è più soltanto se il sistema funziona correttamente. La domanda diventa: è possibile fidarsi di ciò che fa?
Chi o cosa sta realmente agendo? Entro quali limiti? Con quale autorizzazione? E soprattutto: chi risponde di quell’azione?
Sono domande che, fino a poco tempo fa, non si ponevano in questi termini. Oggi diventano centrali.
Senza un meccanismo che renda queste dimensioni esplicite e verificabili, l’autonomia degli agenti rischia di trasformarsi da opportunità a fonte di rischio. L’Agentic AI promette di trasformare i processi, ma senza un livello di fiducia adeguato questa trasformazione rischia di rimanere incompleta, o addirittura controproducente, sul piano organizzativo e normativo.
Il ruolo del wallet nella governance dell’identità digitale
È qui che il ruolo del wallet di identità digitale cambia radicalmente.
Nel modello emergente, il wallet non è più un semplice contenitore di credenziali, ma diventa il punto in cui la fiducia prende forma operativa. È l’infrastruttura che consente di collegare identità, attributi e autorizzazioni in modo verificabile, mantenendo al tempo stesso il controllo sui dati.
Nel contesto dell’AI Agentica, questa funzione si estende ulteriormente. Il wallet diventa il luogo in cui la delega viene definita, resa esplicita e resa verificabile.
Un’organizzazione può attribuire a un agente un’identità riconoscibile, definire con precisione cosa è autorizzato a fare e in quali condizioni, e rendere ogni azione tracciabile e attribuibile. L’autonomia dell’agente non è più implicita, ma formalizzata.
In questo modo, la relazione tra organizzazione e agente non si basa più su logiche interne o su controlli ex post, ma su un modello di fiducia costruito a priori, fondato su credenziali verificabili e regole esplicite.
È questo passaggio che consente di trasformare l’automazione in un processo governato, e quindi sostenibile su larga scala.
Il business wallet e le opportunità per le imprese
Per le imprese, questo cambiamento ha implicazioni dirette sul modo in cui i processi vengono progettati e gestiti.
Il business wallet introduce la possibilità di gestire identità e credenziali organizzative in modo standardizzato e interoperabile a livello europeo. Attributi come qualifiche professionali, autorizzazioni, requisiti di compliance o mandati rappresentativi possono essere emessi, condivisi e verificati senza ambiguità, anche in contesti transfrontalieri.
Questo si traduce in una semplificazione significativa di attività che oggi risultano complesse e frammentate, come l’onboarding di nuovi partner, la verifica dei requisiti normativi o la gestione degli accessi a servizi regolamentati.
Allo stesso tempo, apre la strada a un impiego più strutturato dell’AI nei processi aziendali. Le deleghe agli agenti non sono più implicite o difficili da controllare, ma possono essere definite in modo granulare, aggiornate nel tempo e revocate quando necessario.
La conformità normativa, in questo scenario, non è più un vincolo da gestire a posteriori, ma diventa parte integrante del sistema. Le credenziali nascono già allineate agli standard europei e possono essere usate in modo coerente lungo tutto il ciclo di vita dei processi.
Un ecosistema che richiede interoperabilità reale
Se il modello è chiaro, la sua implementazione presenta una complessità significativa.
I paesi dell’Unione Europea stanno sviluppando le proprie soluzioni di EUDI Wallet all’interno di un framework comune, ma con approcci tecnici e architetturali in continua evoluzione. Garantire che queste soluzioni siano effettivamente interoperabili – oggi e nel tempo – richiede competenze specifiche e una visione che vada oltre la singola implementazione.
Non si tratta solo di integrare tecnologie, ma anche di costruire sistemi in grado di adattarsi a uno scenario normativo e tecnico in evoluzione.
Le organizzazioni che affrontano questo percorso senza un riferimento solido rischiano di trovarsi a gestire complessità crescenti e continui adeguamenti. Al contrario, lavorare con attori che partecipano attivamente alla definizione degli standard consente di ridurre questa incertezza e di costruire soluzioni più sostenibili.
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Le evoluzioni normative e l’impatto dell’AI agentica stanno ridefinendo il concetto stesso di Digital Trust, rendendo il wallet un elemento centrale dell’architettura delle identità digitali.
In questo scenario, la piattaforma Namirial Wallet nasce per gestire la complessità dell’ecosistema EUDI e contribuire attivamente alla definizione degli standard europei attraverso la partecipazione a iniziative e tavoli tecnici come POTENTIAL, APTITUDE, ETSI, CEN e CSC.
Per le organizzazioni interessate a comprendere come integrare il wallet nei propri processi, è possibile richiedere una consulenza gratuita e senza impegno con gli esperti Namirial, per accelerarne l’adozione attraverso un percorso guidato su misura.







