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Coefficienti di redditività: definizione, calcolo e impatti sul business

I coefficienti di redditività sono le percentuali da applicare ai ricavi o compensi percepiti per determinare il reddito imponibile del contribuente
Coefficienti di redditività: definizione, calcolo e impatti sul business
Tempo di lettura: 4 minuti

Indice dei contenuti

Cosa sono i coefficienti di redditività e a chi si applicano

coefficienti di redditività sono uno strumento cardine del regime forfettario, il regime fiscale agevolato riservato ai titolari di partita IVA – lavoratori autonomi, liberi professionisti e piccoli imprenditori – i cui ricavi o compensi annui non superano la soglia di 85.000 euro.

Tra le principali cause ostative all’accesso o alla permanenza nel regime si segnalano: la contemporanea percezione di redditi di lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro, la partecipazione in società di persone o in associazioni professionali, nonché il controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata che esercitino attività riconducibili a quella del contribuente.

In base alla disciplina prevista dalla L. 190/2014 e successive modificazioni, i coefficienti di redditività rappresentano percentuali predeterminate dalla legge che, applicate ai ricavi o compensi percepiti nell’anno, consentono di determinare in modo forfettario il reddito imponibile su cui calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali.

A differenza dei regimi contabili ordinario e semplificato, nei quali il reddito si ottiene sottraendo le spese effettivamente sostenute dai ricavi o compensi, nel regime forfettario il legislatore ha stabilito a priori, per ciascun settore di attività, una quota di ricavi o compensi da considerarsi “reddito”. Il coefficiente di redditività esprime questa quota: la differenza tra il 100% e il coefficiente applicabile rappresenta, idealmente, l’incidenza percentuale delle spese — di impresa o professionali — riconosciuta forfettariamente dal legislatore per quella specifica categoria di attività economica.

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Dal fatturato al reddito imponibile: il ruolo del coefficiente di redditività forfettario

Il calcolo del reddito imponibile nel regime fiscale forfettario segue un procedimento preciso e standardizzato.

In primo luogo, il contribuente determina il totale dei ricavi o compensi percepiti nell’anno solare, applicando il principio di cassa: rilevano le somme effettivamente incassate, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

Una volta determinato tale totale, si applica il coefficiente di redditività forfettario corrispondente al proprio codice ATECO, ottenendo così il reddito lordo.

Da quest’ultimo si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati nell’anno d’imposta, all’INPS o alle casse previdenziali private dei professionisti, ottenendo il reddito imponibile vero e proprio. È su questa cifra che si applica l’imposta sostitutiva dell’IRPEF, pari al 15% in via ordinaria, o al 5% per le nuove attività nei primi cinque anni di esercizio, in presenza dei requisiti di legge.

La tabella dei coefficienti per settore di attività

La legge individua, in corrispondenza di specifici gruppi di settore e dei relativi codici ATECO 2007, il coefficiente applicabile.

La tabella che segue riassume i coefficienti vigenti e, per ciascun settore, la quota di costi forfettariamente riconosciuta dal legislatore (pari al 100% meno il coefficiente di redditività), utile per valutare a colpo d’occhio il margine di “deduzione” implicita garantita dal regime.

Gruppo di settoreCodici ATECO 2007Coefficiente di redditivitàQuota costi riconosciuta
Industrie alimentari e delle bevande10 e 1140%60%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio45 46.2 – 46.9 47.1 – 47.7 47.940%60%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande47.8140%60%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82 – 47.8954%46%
Costruzioni e attività immobiliari41 – 42 – 43 – 6886%14%
Intermediari del commercio46.162%38%
Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione55 – 5640%60%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi64 – 65 – 66 69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75 85 86 – 87 – 8878%22%
Altre attività economiche01-02-03 05-06-07-08-09 12-13-14-15-16-17-18-19-20-21-22-23-24-25-26-27-28-29-30-31-32-23 35 36-37-38-39 49-50-51-52-53 58-59-60-61-62-63 77-78-79-80-81-82 84 90-91-92-93-94-95-96-97-98-9967%33%

I coefficienti oscillano tra il 40% per le attività commerciali e della ristorazione – settori caratterizzati da elevata incidenza del costo del venduto – e l’86% per costruzioni e attività immobiliari, nelle quali il legislatore presume una struttura di costo relativamente contenuta rispetto ai ricavi.

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Coefficienti di redditività e contributi previdenziali INPS

Il coefficiente di redditività non rileva soltanto ai fini dell’imposta sostitutiva, ma produce effetti diretti anche sul calcolo della contribuzione previdenziale.

professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS applicano l’aliquota contributiva (ordinariamente pari al 26,07%) sul reddito netto forfettario.

Artigiani e commercianti versano invece un contributo IVS sul minimale di reddito, stabilito annualmente dall’INPS: si tratta di un importo fisso dovuto indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto, cui si aggiunge una quota percentuale variabile calcolata sulla parte di reddito che eccede tale soglia. Tali soggetti possono beneficiare di una riduzione dei contributi nella misura del 35%.

professionisti ordinistici iscritti a casse previdenziali private (come Cassa Forense, CNPADC o ENPAM) applicano le proprie regole di calcolo, ma il reddito di riferimento resta quello determinato forfettariamente.

Un esempio di calcolo: imposta sostitutiva e contributi

Per rendere più chiaro il funzionamento dei coefficienti di redditività, si consideri il caso di un grafico freelance con codice ATECO 74.10 (coefficiente 78%) che in un dato anno ha emesso fatture per 35.000 euro, di cui 30.000 euro effettivamente incassati entro il 31 dicembre.

Poiché il regime forfettario adotta il principio di cassa, rilevano ai fini del calcolo solo i compensi concretamente riscossi: i restanti 5.000 euro, incassati nell’anno successivo, confluiranno nel reddito di quel periodo.

Il contribuente ha inoltre versato contributi alla Gestione Separata INPS per 5.500 euro. Il calcolo del reddito imponibile fiscale procede come segue:

  • reddito lordo forfettario: 30.000 × 78% = 23.400 euro
  • deduzione contributi previdenziali: 23.400 − 5.500 = 17.900 euro
  • imposta sostitutiva (15%): 17.900 × 15% = 2.685 euro.
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Costi reali e costi forfettari: l’impatto sul business

Comprendere come i coefficienti di redditività interagiscono con la struttura dei costi reali è fondamentale per valutare la sostenibilità del regime forfettario nel tempo.

La questione centrale è la seguente: se le spese effettivamente sostenute per lo svolgimento dell’attività superano la quota forfettariamente riconosciuta dal coefficiente, il contribuente si trova a pagare imposte e contributi su una parte di reddito che, sul piano economico reale, non ha mai prodotto.

Si consideri, ad esempio, un agente di commercio (coefficiente 62%) con ricavi annui di 40.000 euro e costi reali – carburante, trasferte, strumenti di lavoro – pari a 18.000 euro.

Il regime forfettario riconosce costi per 15.200 euro (40.000 × 38%), mentre quelli effettivi ammontano a 18.000 euro: la differenza di 2.800 euro viene tassata come reddito, pur rappresentando una spesa già sostenuta.

Questa dinamica si accentua particolarmente in tutti i casi in cui i costi sono elevati, come accade per molte attività commerciali o produttive con alta incidenza del costo del venduto.

Una criticità ulteriore riguarda chi importa beni da Paesi extra-UE superando la soglia annua di 10.000 euro: in questo caso, infatti, l’importatore è tenuto ad applicare e versare l’IVA su tali acquisti. Poiché nel regime forfettario l’IVA non è detraibile – vale a dire che il contribuente non può recuperarla come credito sugli acquisti – essa si trasforma in un costo effettivo aggiuntivo che può aggravare ulteriormente lo scostamento tra reddito forfettario e reddito reale.

In questi contesti, quindi, un coefficiente di redditività che non riflette l’effettiva struttura dei costi può rendere il regime forfettario strutturalmente meno conveniente.

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